Siamo cresciuti con l’idea del grande amore eterno. Un amore “grande”, caratterizzato dalla sua unicità e singolarità. Un amore “eterno”, definito dal suo prolungamento fedele e sereno nel tempo. Sarebbe quello l’orizzonte insuperabile dell’amore? Secondo i discorsi tradizionali che guidano la nostra cultura cristiana, si! Tutti i comportamenti che scostano l’amore tradizionale vengono brontolati a voci bassi, con accuse di deviazione alla moralità stabilita. Una moralità che retribuisce il buon modo di fare e castiga la disobbedienza. Però una moralità accettata, che non viene messa in discussione.
Aldilà di quello che ci viene detto da quando siamo piccoli, serve il giudizio personale. Quello sottintende un interrogatorio della propria coscienza. Durante l’introspezione, appaiono i nostri affetti ed i nostri valori davanti al soggetto messo sotto esame. Solo così possiamo essere liberi: liberi degli altri, liberi di noi stessi. L’essere umano libero è fondamentalmente un essere che interroga la vita che lo circonda. “Abbi il coraggio di utilizzare la propria intelligenza”. Un invito che ci arriva direttamente da Kant. Infatti, il filosofo tedesco aveva già capito che gli uomini coraggiosi erano pochi. Schiavi – essi che vivono nella servitù dei discorsi stabiliti da millenni.
Dopo questo breve preambolo, sopraggiungo al mio esame di coscienza personale davanti al fenomeno dell’amore. Senza cercare di imporre una riflessione esaustiva, do la mia verità. Per me, l’amore si delinea nell’atto di complicità intellettuale donde due spiriti che si incontrano sono consapevoli della loro affinità. Le parole scambiate in discussione mettono a nudo l’anima dei neo-amanti. In quelle discussioni, si rivelano le proprie debolezze, le paure, la sensibilità. Insomma, mettiamo la nostra fiducia nelle mani dell’altro. Le considerazioni fisiche – spesso evocate come primi componenti dell’amore a prima vista – spuntano in realtà in un tempo successivo. Davanti all’intesa mentale, il sorriso dell’altro risulta essere la più bella aria al mondo, gli sui occhi diventano i fari che illuminano il buio della notte, mentre le sue mani inducono la delicatezza della seta.
Bisogna adesso tornare ai discorsi della moralità. Al mio livello, metto in dubbio la validità concettuale del grande amore eterno. Umilmente, credo ai potenti amori passeggeri. Passeggero si deve capire qui come defettibile nel tempo. Possono essere tre settimane come anche vent’anni. Un amore definito come “eterno” invita – credo – inevitabilmente a considerare l’altro come scontato. Invece l’amore passeggero rivela la passione che uno prova nell’altro. Passione che si traduce nei gesti e nelle parole costanti rivolto all’amante. Poi, ho utilizzato i termini al plurale. Per amare, bisogna accettare che l’amore si può anche perdere prima di ritrovarlo. Il dolore che si risente alla fine di un’avventura, dipinge l’amore provato. Ogni lacrima, ogni singhiozzo è testimone dell’amore vissuto. Davanti alla paura di perderlo, preferiamo dimenticarci di vivere pienamente, è inevitabilmente, ci scordiamo di amare veramente.